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giovedì, Ottobre 22, 2020

La parodontite, anche detta periodontite e parodontopatia, è un’infiammazione dei tessuti parodontali, che determina una perdita d’attacco dei denti rispetto all’alveolo, con conseguente formazione di tasche parodontali, mobilità dentale, sanguinamento gengivale, ascessi e suppurazioni, fino alla perdita di uno o più denti.

Da non sottovalutare i sintomi precoci della Parodontite

  • Alito cattivo
  • Leggero sanguinamento delle gengive allo spazzolamento 
  • Strano sapore in bocca e rossore, gonfiore delle gengive.

Sintomi tardivi

  • Sanguinamento severo
  • Alitosi
  • Recessioni gengivali con esposizione delle radici
  • Comparsa di spazi tra i denti
  • Eccessiva mobilità dentale
  • Dolore diffuso dei denti.

All-On-four

All on six

All on 8

L’impianto dentale (noto anche come impianto endosseo) è un dispositivo medico di tipo chirurgico utilizzato per riabilitare funzionalmente ed esteticamente la perdita o la mancanza congenita di uno o più denti, permettendo il sostegno di un sostituto protesico tramite il supporto diretto dell’osso grazie a un processo biologico noto come osteointegrazione; può essere inserito sia nella mandibola che nella mascella.

L’elemento di impianto viene inserito immediatamente, mentre solo dopo viene aggiunta la protesi dentale visibile.

Il materiale più frequentemente utilizzato è il titanio nella sua forma pura, in quanto permette una migliore osteointegrazione, andando a formare un intimo legame con l’osso.

Modelli semplificati e di dimensioni ridotte (chiamati perciò mini impianti o miniviti) vengono inoltre utilizzati per fornire stabilità a protesi mobili e in ortodonzia per fornire punti di appoggio temporanei di ancoraggio necessari ai movimenti dentali.

La posizione degli impianti è determinata dalla posizione e dall’angolo dei denti adiacenti, da simulazioni di laboratorio o mediante l’utilizzo della tomografia computerizzata (spesso tramite apparecchiature CBCT) con simulazioni CAD/CAM e guide chirurgiche.

La protesi finale può essere fissa o rimovibile; in ogni caso un moncone è collegato all’elemento di impianto. Quando la protesi è fissa viene fissata al pilastro o con una vite prigioniera o con cemento dentale, mentre quando è invece rimovibile un corrispondente adattatore viene inserito nella protesi in modo che i due pezzi possono essere fissati insieme.

In presenza di tessuti sani, un impianto ben integrato con opportuni carichi biomeccanici può avere un tasso di successo a lungo termine tra il 93% e il 98% per il fissaggio e una durata da dieci a quindici anni per i denti protesici.

All-On-four è una tecnica di implantologia dentale usata in pazienti che hanno perso tutti i denti in una o entrambe le arcate. … Offre una soluzione fissa per una situazione in cui precedentemente erano disponibili solo le protesi mobili alle quali spesso i pazienti si adattavano con difficoltà.

All on six è una tecnica implantologica di nuova generazione. Tale tecnica prevede l’inserimento di una protesi dentaria, a totale sostituzione dei denti naturali mancanti, fissandola su sei perni.

Protesi All on 8 è una procedura ottimale per pazienti che abbiano perso almeno l’80% dei denti naturali. Gli impianti sostengono un ponte dentale fisso (permanente, quindi) di 12-14 denti. … Successivamente si collega un ponte odontoiatrico o una protesi rimovibile overdenture. L’intervento richiede dalle 2 alle 4 ore.

Con il termine endodonzia si intende quella branca dell’odontoiatria che si occupa della terapia dell’endodonto, ovvero lo spazio all’interno dell’elemento dentario, che contiene la polpa dentaria, costituita da componente cellulare, vasi e nervi.

Si ricorre alla terapia endodontica qualora una lesione cariosa o traumatica al dente abbia determinato una alterazione irreversibile del tessuto pulpare, fino alla necrosi dello stesso.

È possibile inoltre ricorrere a questa metodica qualora l’elemento dentario debba essere coinvolto in riabilitazioni protesiche che, a causa della notevole riduzione di tessuto dentale stesso, determinerebbero con alta probabilità un’alterazione pulpare irreversibile (necrosi pulpare per cause iatrogene).

Una protesi dentaria è un manufatto, realizzato da un odontotecnico abilitato, sotto la guida di un odontoiatra, utilizzata per aggiustare la dentatura originaria persa o compromessa per motivi funzionali e/o estetici.

La progettazione e la costruzione delle protesi devono rispettare i seguenti requisiti:

  • Funzionalità: riguarda il ristabilimento della corretta masticazione e delle funzioni articolari (apertura, chiusura, lateralità destra-sinistra, protrusione-retrusione e corretta fonetica).
  • Resistenza: la protesi deve resistere al carico masticatorio e all’usura dei liquidi buccali.
  • Innocuità: la protesi deve essere costruita con materiali che non siano tossici e non deve presentare “angoli vivi” che potrebbero danneggiare i tessuti.
  • Estetica: i denti artificiali devono essere il più possibile simili a quelli naturali in modo da non alterare il corretto profilo facciale del paziente

Protesi fissa

La protesi fissa viene fissata agli elementi pilastro con la cementazione e non può essere rimossa dal paziente. In base alle funzioni si distinguono tre tipi di protesi fissa:

  • protesi fissa di ricostruzione: ha il compito di ricostruire le parti anatomiche del dente asportato e preservarlo quindi dalla completa distruzione (es. corone, intarsi, perno moncone);
  • protesi fissa di sostituzione: sostituisce completamente con elementi particolari i denti naturali (es. elementi intermedi di protesi a ponte);
  • protesi fissa di fissazione: ha la proprietà di bloccare e distribuire correttamente le forze masticatorie (es. ferule di fissazione).

Tali elementi se si ancorano sul dente o radice residuo vengono definiti corone, se poggiano sui denti adiacenti (opportunamente limati) con il fine di ripristinare denti mancanti sono detti ponti, e se sono applicati su impianti inseriti nell’osso sono definiti protesi su impianti. Sono definite protesi fissa anche le faccette, che consistono in gusci di ceramica da applicare sui denti anteriori per finalità estetiche o funzionali. Negli ultimi anni ha assunto grande importanza la realizzazione computer-assistita di protesi fisse con tecnologia CAD/CAM.

L’ablazione del tartaro o detartrasi consiste nella rimozione meccanica dei depositi di tartaro sui denti utilizzando uno strumento odontoiatrico che raschia la formazione dai denti. Tale strumento (curette) può anche essere elettrico, a ultrasuoni, l’utilizzo è dovuto all’eliminazione degli agenti eziologici che causano infiammazione.

L’operazione viene compiuta da un odontoiatra o un igienista dentale sulla parte dei denti esposta, ma anche sulla porzione normalmente coperta dalle gengive nella parte in cui queste non sono aderenti al dente.

La detartrasi è una tecnica di prevenzione delle patologie gengivali e parodontali, perciò andrebbe effettuata con regolarità. La frequenza delle sedute di detartrasi è stabilita sul singolo paziente, a seconda della:

  • disposizione dei denti, la disposizione dei denti influisce sulla formazione del tartaro: denti affollati, malposti, creano delle zone difficili da detergere con lo spazzolino e con tutti gli altri strumenti di igiene, e per questo motivo in queste persone la formazione di tartaro avviene più rapidamente che in altri.
  • igiene personale, le abitudini dell’individuo incidono sulla formazione di tartaro: i denti andrebbero lavati 3 volte al giorno, dopo ogni pasto, e se questo non avviene con regolarità la formazione di tartaro è accelerata.
  • stato di salute delle gengive, uno stato di salute non ottimale delle gengive impone sedute di igiene professionale più frequenti, per evitare che il tartaro aggravi la parodontopatia.
  • fattori predisponenti, relativi all’insorgenza del tartaro, che sono individuali.

   Per i pazienti con una perfetta salute del cavo orale, le sedute avvengono ogni 12 mesi.  

Una devitalizzazione è un’operazione odontoiatrica che consiste nell’asportare la polpa di un dente.

È un’operazione chirurgica eseguibile da dentisti abilitati. Data la complessità della materia, in genere da specialisti della chirurgia endodontica.

La devitalizzazione segue i sintomi quali un’ipersensibilità a stimolazione esterna (freddo, caldo; con minore frequenza e intensità: dolce, salato, masticazione in genere) con dolenzia secondaria.

Questi sintomi, sicuramente il dolore a seguito degli stimoli del caldo, indicano a volte una pulpite, che è raramente reversibile. Ulteriori sintomi sono la sensibilità del dente nella parte bassa e in quella laterale a leggeri e ripetuti battiti di un attrezzo di metallo, oppure la sensibilità, provata su altri denti e lì riscontrata maggiore, al contatto con il cotone imbevuto di ipoclorito (o altro acido disinfettante).

Trascorse 3-4 settimane, se il dolore persiste, si rende necessario un intervento per evitare che l’infiammazione dia origine ad un ascesso alveolare o ad un granuloma (che può attivarsi ed entrare in fase ascessuale).

Se il dolore cessa da sé senza alcun intervento, è opportuno un esame RX per verificare l’assenza di necrosi.

Il dolore talora è dovuto all’otturazione di una carie non eseguita correttamente, che si può limare o tentare una migliore applicazione di sottofondo, oppure rimuovere e sostituire con un’altra, se non è troppo vicina al nervo del dente.

Un altro tentativo che si può effettuare è l’utilizzo di dentifrici e collutori iperfluorati e desensibilizzanti.

La carie dentaria (dal latino caries, «corrosione, putrefazione») è una malattia degenerativa dei tessuti duri del dente (smaltodentina, cemento) ad eziologia batterica, che origina dalla superficie dell’organo e procede in profondità, coinvolgendo la polpa dentale mediante un processo infiammatorio. A causarla sono i comuni microrganismi presenti nel cavo orale, principalmente quelli adesi al dente nella forma di placca batterica, che se non mantenuti sotto controllo attraverso le comuni pratiche di igiene orale, o nel caso di deficit transitori o permanenti delle difese immunitarie, riescono a dissolvere la matrice minerale e organica che costituisce il dente, creando lesioni cavitate.

Bernardo Roccia, nel suo “Manuale di odontostomatologia e chirurgia maxillo-facciale”[1], definisce infatti la carie come “un processo distruttivo progressivo e irreversibile dei tessuti duri del dente (smalto, dentina, cemento) che si estende dalla superficie in profondità ed è caratterizzato da una decalcificazione progressiva dell’impalcatura del dente, con successiva dissoluzione della parte organica”

Il sintomo principale è il dolore, che compare qualora il processo sia sceso più apicalmente ad interessare la dentina e il parenchima pulpare. Il trattamento prevede l’asportazione del tessuto infetto e la sua sostituzione mediante materiale da restauro biocompatibile (odontoiatria conservativa), e, nel caso di coinvolgimento pulpare avanzato, l’asportazione del tessuto pulpare e la sua sostituzione mediante materiale dentale endodontico (endodonzia).

Il bruxismo (dal greco βρύχω, brùcho, «digrignare (i denti)») consiste nel digrignamento dei denti facendoli stridere, dovuto alla contrazione della muscolatura masticatoria, soprattutto durante il sonno.[1] Generalmente viene considerato come una parafunzione, ovvero un movimento non finalizzato a uno scopo.

Il digrignamento perdura per 5-10 secondi e, durante la notte, questo evento può ripetersi varie volte. Tipicamente, l’episodio compare nella fase II del sonno (il che può anche essere evidenziato da artefatti che compaiono sul tracciato elettroencefalografico), da non confondere con il trisma, che è caratterizzato solo da un serraggio della bocca.

Nei ponti l’elemento dentario estratto viene sostituito da una protesi che comprende anche gli elementi dentari adiacenti che vengono per questo ridotti a monconi e protesizzati anch’essi.

L’elemento mancante assieme agli elementi pilastro (i monconi sui quali si appoggia) forma il ponte.

Gli elementi pilastro devono avere un numero pari o superiore al numero delle radici pilastro degli elementi mancanti. Per travata si intende la parte di struttura destinata a sostenere l’elemento o gli elementi mancanti.

In questo caso la radice dell’elemento mancante viene sostituita da un impianto dentale solitamente in titanio o leghe biocompatibili e su questo viene cementato o avvitato l’elemento protesico. Con gli impianti è possibile sostituire denti singoli o realizzare ponti o strutture più estese (Ponti di Toronto, o similari) che possono sostituire tutti gli elementi dell’intera arcata dentaria.

Protesi mobile. Con il termine “protesi mobile” si intendono tutte le protesi atte alla sostituzione di intere arcate o parti di essa. Sono definite mobili in quanto possono essere rimosse facilmente dal paziente durante l’arco della giornata. Protesi mobili sono la protesi totale, la protesi parziale e la protesi mista-scheletrata.

Protesi parziale. La protesi parziale si ancora tramite ganci o attacchi di precisione ai denti rimanenti. Quando la protesi parziale ha una struttura di sostegno metallica viene definita protesi scheletrica o scheletrato e se mista con attacchi di precisione su elementi pilastro viene detta protesi combinata. Si può realizzare anche una protesi tipo scheletrato in resina acetalica o termopressata senza ganci in metallo. È anche realizzabile una protesi a base di nylon e quindi senza metallo e con caratteristiche di biocompatibilità e flessibilità.

Protesi totale. La protesi totale rientra tra i dispositivi afisiologici, in quanto i carichi masticatori vengono completamente scaricati sulla mucosa e sull’osso sottostante, perché denti residui o radici vengono a mancare (edentulia). Ha quindi il compito di ristabilire completamente le funzioni masticatorie. Nell’esecuzione di questa protesi bisogna rispettare il profilo del viso (profilo facciale). Essa è meglio definita “mobile totale” in quanto risulta essere un dispositivo che il paziente stesso può rimuovere e reinserire in qualsiasi momento della giornata.